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“Squire Trelawney, Dr Livesey, and the rest of these gentlemen having asked me to write down the whole particulars about Treasure Island, from the beginning to the end, keeping nothing back but the bearings of the island, and that only because there is still treasure not yet lifted, I take up my pen in the year of grace 17-, and go back to the time when my father kept the Admiral Benbow inn, and the brown old seaman, with the sabre cut, first took up his lodging under our roof”.
 
  1883  |    

 

Un giorno l’imperatore Domiziano convocò d’urgenza il Senato per discutere di gravi questioni di Stato. Ai senatori, accorsi subito,domiziano mostrò un grosso pesce e, con aria molto seria, disse: Ecco il problema! Come bisogna cucinarlo?
Poiché quel giorno era il primo di aprile, secondo la tradizione da quell’episodio nacque il pesce di aprile.
Nei primi anni di regno, l’imperatore Domiziano aveva preso l’abitudine di trascorrere qualche ora al giorno chiuso da solo in una stanza per dedicarsi ad uno dei suoi passatempi preferiti: infilzare le mosche con uno stiletto acutissimo. Ad un tizio che gli chiese se c’era qualcuno con l’imperatore, Vibio Crispo rispose spiritosamente: Neppure una mosca.
 
  domiziano  |    

 
Grazie!!!
 
  Io  |    

 
Dopo la pioggia vien il sereno,

brilla in cielo l’arcobaleno:

è come un ponte imbandierato

e il sole vi passa, festeggiato.

E’ bello guardare a naso in su

le sue bandiere rosse e blu.

Però lo si vede - questo è male -

soltanto dopo il temporale.

Non sarebbe più conveniente

il temporale non farlo per niente?

un arcobaleno senza tempesta,

questa sì che sarebbe una festa.

Sarebbe una festa per tutta la terra

fare la pace prima della guerra.
 
  enrico  |    

 
Consigliami.gli mando un messaggio?
 
  Io   |    

 
Sing sing
 
  Io   |    

 
Non mi ama più? Vero?ha un altra?
 
  Io  |    

 
Provarono molti rimedi, nessuno dei quali funzionò. Alla fine Baba Ayub trovò una soluzione semplice, come spesso sono le soluzioni migliori: tolse una campanella dal collo di una capra e la appese a quello di Qais. In questo modo, se il bambino si fosse alzato nel cuore della notte, la campanella avrebbe svegliato qualcuno. Dopo qualche tempo il sonnambulismo finì, ma Qais si era talmente affezionato alla campanella che si rifiutava di separarsene. E così, anche se non serviva al suo scopo originario, la campanella rimase appesa al collo del bambino. Quando Baba Ayub rientrava dopo una lunga giornata di lavoro, Qais gli correva incontro affondando il viso nel ventre del padre, con la campanella che tintinnava a ogni passo che faceva. Baba Ayub lo prendeva in braccio e lo portava in casa; Qais osservava con grande attenzione il padre che si lavava e poi, a cena, gli si sedeva accanto. Dopo mangiato, Baba Ayub, mentre sorseggiava il tè, guardava la famiglia, immaginando il giorno in cui tutti i figli si sarebbero sposati e gli avrebbero dato dei nipoti e lui sarebbe stato il patriarca orgoglioso di una discendenza ancora più numerosa.

Ahimè, bambini miei, i giorni felici di Baba Ayub giunsero alla fine.
 
  LALLA  |    

 
Nel corso del suo resoconto, la Arendt fu consapevole del fatto che Eichmann era una persona comune, banale, ordinaria, il più delle volte incapace di pensare, come può accadere alla maggior parte di noi. Secondo la Arendt, Eichmann non pensava, come molti di noi, ma compiva le sue azioni per abitudine.

Per questo motivo il male viene definito banale, perché non nasce dalla consapevolezza o dalla critica, non ha profondità, non ha alcuno spessore. A differenza dei capi del nazismo, che avevano un certo spessore ideologico e psicologico, Eichmann si sentiva solo un funzionario: è questa la banalità del male.
 
  banalità del male  |    

 
Forse non essere è esser senza che tu sia,

senza che tu vada tagliando il mezzogiorno

come un fiore azzurro, senza che tu cammini

più tardi per la nebbia e i mattoni,

senza quella luce che tu rechi in mano

che forse altri non vedran dorata,

che forse nessuno seppe che cresceva

come l’origine rossa della rosa,

senza che tu sia, infine, senza che venissi

brusca, eccitante, a conoscer la mia vita,

raffica di roseto, frumento del vento,

e da allora sono perché tu sei,

e da allora sei, sono e siamo,

e per amore sarò, sarai, saremo.
 
  X la mia principessa  |    



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