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Io tornava dal tempio su alto di San Miniato dove parte per satisfare alla religione, parte per affermarmi a sanità, era mio uso non raro conscendere a essercitarmi. In via sul ponte presso all’Oratorio postovi da’ nostri Alberti trovai Niccolò Cerretani e Paulo Niccolini, omini certo prudenti e moderati e a me benivolentissimi. Salutammoci insieme, e disse Niccolò: - A’ prossimi dì passati le molte piove e la molestia de’ venti ci tenne in casa e non potemmo visitarti. Oggi questo lieto sole ci piacque. Venavamo a te. Dissonci que’ tuoi dove tu eri, ma ci parse tardi uscire lassù a ritrovarti. Però ci fermammo qui per aspettarti mirando questo fiume già molto escresciuto e ’nviato a crescere ancora più.
 
  enrico  |    

 

La stazione non avrebbe potuto essere più caotica. Migliaia di persone parlavano all’unisono e nessuno faceva attenzione allo slogan di stoffa rossa affisso per l’occasione. Doveva essere stato già usato parecchie volte, perché gli ideogrammi di carta che lo componevano apparivano strappati per le troppe piegature. L’atmosfera era resa più frenetica dalle citazioni ritmate che venivano continuamente trasmesse dall’altoparlante.
In passato avevo accompagnato alla stazione molti amici che andavano in campagna, ma adesso che era il mio turno non c’era nessuno a salutarmi.
I miei genitori avevano collezionato un po’ di brutti voti e appena il movimento iniziò vennero perseguitati e morirono. Dato che tutti i mobili che erano in casa avevano la targhetta di alluminio che indicava la proprietà pubblica, vennero portati via, cosa giusta e corretta. Benché fossi solo, non mi venne conferito lo status di figlio unico e non mi fu concesso di rimanere in città. Vi restai per oltre un anno, errando come un lupo selvaggio, ma alla fine decisi di partire.
 
  enrico  |    

 
Flatlandia
Chiamo il nostro mondo Flatlandia, non perché sia così che lo chiamiamo noi, ma per renderne più chiara la natura a Voi, o Lettori beati, che avete la fortuna di abitare nello Spazio.
Immaginate un vasto foglio di carta su cui delle Linee Rette, dei Triangoli, dei Quadrati, dei Pentagoni, degli Esagoni e altre Figure geometriche, invece di restar ferme al lor posto, si muovano qua e là, liberamente, sulla superficie o dentro di essa, ma senza potersi sollevare e senza potervisi immergere, come delle ombre, insomma - consistenti, però, e dai contorni luminosi. Così facendo avrete un’idea abbastanza corretta del mio paese e dei miei compatrioti. Ahimè, ancora qualche anno fa avrei detto: "del mio universo", ma ora la mia mente si è aperta a una più alta visione delle cose.
 
  enrico  |    

 
Ci sono cose in un silenzio
Che non m’aspettavo mai
Vorrei una voce
Ed improvvisamente
Ti accorgi che il silenzio
Ha il volto delle cose che hai perduto
Ed io ti sento amore
Ti sento nel mio cuore
Stai riprendendo il posto che
Tu non avevi perso mai
Che non avevi perso mai
Che non avevi perso mai
E quello che mi manca nel mare del silenzio
Mi manca sai molto di più
Ci sono cose in un silenzio
Che non m’aspettavo mai
 
  XM  |    

 
Rimango a lavoro? O meglio riposo x mio marito?
 
  Io  |    

 
 
  Sempre io  |    

 
Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

(Kahlil Gibran)
 
  per la mia principessa  |    

 
Anche oggi ho aspettato inutilmente un tuo messaggio.....
 
  Sempre io  |    

 
Mia nonna mi avrebbe detto cosa scegliere. Nonnina mi manchi tanto
 
  Gufi io  |    

 
Allora non lo aspetto più? Anche se è dura.Scelgo la vacanza o la settimana di lavoro nel b breakfast.tutto così difficile.Sono io la difficile e complicata. Scusami
 
  Gufi io  |    



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