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Dicono che

noi siamo fragili cose

ma nelle attese di un sorriso abbiamo visto evaporare il sole

mentre tutto ti commuove

ti commuove



Quando le canzoni finiranno

che cosa ne faremo di tutto quanto il nostro amore

Ma quando le canzoni finiranno per me

Che cosa ne faremo

Di tutto quanto il nostro amore
 
  quando..  |    

 
Michele: Quanti anni hai? Io ho 6 anni
Yosef: Io ho 9 anni
Michele: Perché sei tutto nero?
Yosef: Sono un bimbo africano
Michele: Mi fai paura!
Yosef: Perché ti faccio paura?
Michele: Mamma me lo dice sempre che i neri sono sporchi
Yosef: Se hai paura di me perché non scappi?
Michele: Perché mamma non c’è
Yosef: Anche a me fa paura la tua mamma
Michele: Perché? È bianca!
Yosef: Si sporca facilmente!
 
  domenico  |    

 
Questa mattina sento nel cuore una sensazione di nostalgia e di apprensione, devo passare proprio
nella via dove abitava mamma mia!
Mi incammino; rallento i passi, sono quasi arrivata, osservo con emozione che quasi nulla è cambiato d’allora, è una piccola via ci sono tre basse palazzine e sono tinte con tenui colori, davanti ad ognuna c’è un piccolo grazioso giardino, vi sono molte piante dai magnifici fiori, c’è un solo grande albero e vi albergano numerosi passeri cinguettanti, in primavera tra il loro canto i bei fiori dai tanti colori è tutta un’armonia in quella silenziosa via!
Par di vedere un fiabesco dipinto ed io ho sempre pensato… qui ci mancano solo i folletti per questo la chiamano, via dei mughetti.
Fermo i passi e guardo la finestra chiusa al primo piano, chissà chi ci abiterà?
Un mare di ricordi mi attraversan la mente, l’allegria di mio padre, i suoi affanni, quanti avvenimenti a volte tristi a volte gai, nascite feste compleanni, tra bisticci risate e pianti in quella casa son passati più di trent’anni!
Dolce nostalgia, chissà se dentro quelle mura c’è ancora celato il profumo di quando cucinava mamma mia?
Il rimembrar fa male, riprendo il cammino e prima di svoltare l’angolo mi giro ancora un istante, quando
improvvisamente um raggio solare riflette alla finestra una luce vivida e splendente.
Non so se la mia è pura fantasia e penso…
Quello è il saluto della mamma mia!
Sospirando guardo il cielo, sento il cuore più leggero, l’apprensione è finita ma è rimasta in quella via un po’ della vita mia!
 
  giuly  |    

 
L’amore ritorna sempre in un cuore gentile,

come l’uccello nel verde del bosco;

la natura non creò prima l’amore rispetto al cuore gentile,

né il cuore gentile prima dell’amore:

allo stesso modo appena fu creato il sole

subito egli fu lucente,

e non ci fu splendore senza il sole.

L’amore prende dimora nella nobiltà d’animo

in modo così naturale

come il calore nella luce del fuoco.



Il fuoco dell’amore si accende in un cuore gentile

come la virtù (brilla) nella pietra preziosa,

e questa virtù non le viene dalla stella

prima che il sole non l’abbia resa pura:

dopo che il sole con la sua forza

ha tirato fuori da lei quello che c’era di vile

solo allora la stella le infonde le proprietà preziose.

Così quando un cuore è reso dalla natura

eletto, purificato, nobile,

solo allora la donna, come fosse la sua stella, lo fa innamorare.



L’amore risiede in un cuore nobile

per la stessa ragione per cui il fuoco arde sulla torcia:

lì può splendere a suo piacere, chiaro, inafferrabile,

non potrebbe fare altrimenti, tanto è indomabile.

Allo stesso modo un cuore malvagio combatte l’amore

come fa l’acqua fredda col fuoco caldo.

L’amore considera il cuore nobile come la sua dimora

come il luogo che è più adatto a lui

come fa il diamante col minerale del ferro.
 
  al cor gentil Rempaira..  |    

 
Non ho pazienza per alcune cose, non perché sia diventata arrogante, semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita, in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce.
Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura.
Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada, di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride.
Non dedico più un minuto a chi mente o vuole manipolare.
Ho deciso di non con-vivere più con la presunzione, l’ipocrisia, la disonestà e le lodi a buon mercato.
Non tollero l’erudizione selettiva e l’arroganza accademica.
Non mi adeguo più al provincialismo e ai pettegolezzi.
Non sopporto conflitti e confronti.
Credo in un mondo di opposti.
Per questo evito le persone rigide e inflessibili.
Nell’amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento.
Non mi accompagno con chi non sappia incoraggiare o elogiare.
I sensazionalismi mi annoiano e ho difficoltà ad accettare coloro a cui non piacciono gli animali. Soprattutto, non ho nessuna pazienza per chi non merita la mia pazienza.
 
  nonhopazienza  |    

 
L’immagine per il Black Friday, quello di una bella donna assassinata, a due giorni dalla giornata mondiale della violenza sulle donne fa paura a chi ha un briciolo di cervello.

Serve coscienza e consapevolezza, oggi come non mai, serve ricordarci quali sono i veri valori, che non albergano in un Black Friday, ma in parole come Liberté, Égalité e Fraternité.


 
  ivi  |    

 
Ma quando su di te malinconia
improvvisa dal cielo
cadrà simile al pianto della nube
che fa levare il capo ai fiori languidi
e cela il verde colle in un sudario
d’Aprile, allora sazia
il cruccio in una rosa mattutina,
o in un arcobaleno d’onda salsa
sul lido, o nel fulgore
della peonia tondeggiante, e se
collera deliziosa ti dimostri
l’amante tua, imprigiona la sua morbida
mano e lascia che deliri
e pasciti nel fondo,
nel fondo dei suoi occhi senza pari.
 
  JF  |    

 
E ora desidero parlare con te, che ti accusi di timidezza, che avvampi, tremi, sudi, e ti batte il cuore.
E vivi questa condizione come una vergogna, una gabbia davanti alla quale si fermano tutti gli altri a indicarti e a deriderti. Voglio parlare con te perché non lo fa nessuno in quest’Italia che premia i prepotenti. Neanche tuo padre e tua madre ti comprendono poiché temono che sarai perdente, e anche tu credi di esserlo e finisci col vergognarti di te stesso. Solo due parole, fratelli emotivi, vittime dell’aggressività sociale... Jerome Salinger, il grande scrittore americano del "Giovane Holden" si è chiuso nel suo silenzio dal 1963. Trentasette anni che nessuno gli scatta una foto, nessuno lo incontra, nessuno sa dove sia. Timido. Timido come Charlie Brown, Leopardi, Emily Dickinson, Roberto Baggio, Woody Allen ed Albert Einstein che non sapeva corteggiare le signore e si consolava suonando il violino. Questi sono i vostri illustri padri, fratelli timidi, e la vostra è una dote assolutamente preziosa nel patrimonio genetico umano e non un "male sociale". Il rossore, il tremore, oggi sono diventati vizi insopportabili e la società sembra non aver posto per i timidi. Ma dalla timidezza non si deve guarire, brothers, questa è la più grossa stronzata messa in giro dai mediocri che non riusciranno mai a dare o ricevere un’emozione così come siete capaci di darla o riceverla voi. Voi vedete quello che gli altri hanno paura di vedere, fratelli. Vedete il limite, il pericolo, l’estinzione. Per questo la vostra fragilità è una roccia, e il patrimonio che voi arrossite di possedere è un tesoro da preservare. Non è paura, né fobia, né angoscia, né depressione, né vigliaccheria. Timido, perfettamente timido è il neonato che guarda il mondo per la prima volta. La cosa straordinaria non è com’è che il suo cuore batta, ma com’è che non gli venga un infarto.
 
  Jack f.  |    

 
Voglio parlarvi della carezza. Questo gesto in estinzione, rivoluzionario, incompreso persino dal vocabolario. Carezza: "Tenera dimostrazione di amorevolezza e di benevolenza un po’ leziosa che si fa lisciando con il palmo della mano. Esempio: far le carezze al gatto." Riscopriamo il significato di "carezza". Tocco della vita. Il Cristo ha resuscitato i morti con una carezza c’è l’accoglienza. In una vera carezza c’è la cognizione del dolore dell’altro, perché reggere il voltaggio di una autentica carezza è difficile quanto un miracolo. È con una carezza che Maometto sposta la montagna e la morte si concilia con la vita. La carezza è un ponte fra due abissi di solitudine. Perciò il cielo e la terra passeranno, ma certe carezze non passeranno mai.
 
  Jack f.  |    

 
L’anima la si ha ogni tanto. Nessuno la ha di continuo e per sempre. Giorno dopo giorno, anno dopo anno possono passare senza di lei. A volte nidifica un po’ più a lungo sole in estasi e paure dell’infanzia. A volte solo nello stupore dell’essere vecchi. Di rado ci da una mano in occupazioni faticose, come spostare mobili, portare valige o percorrere le strade con scarpe strette. Quando si compilano moduli e si trita la carne di regola ha il suo giorno libero. Su mille nostre conversazioni partecipa a una, e anche questo non necessariamente, poiché preferisce il silenzio. Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci, smonta di turno alla chetichella. È schifiltosa: non le piace vederci nella folla, il nostro lottare per un vantaggio qualunque e lo strepito degli affari la disgustano. Gioia e tristezza non sono per lei due sentimenti diversi. E’ presente accanto a noi solo quando essi sono uniti. Possiamo contare su di lei quando non siamo sicuri di niente e curiosi di tutto. Tra gli oggetti materiali le piacciono gli orologi a pendolo e gli specchi, che lavorano con zelo anche quando nessuno guarda. Non dice da dove viene e quando sparirà di nuovo, ma aspetta chiaramente simili domande. Si direbbe che così come lei a noi, anche noi siamo necessari a lei per qualcosa.
 
  qualche parola sullanima  |    



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