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Tutta amor, tutta scherzo e tutta gioco,
il suo vermiglio crin Lidia sciogliea,
e un diluvio di fiamme a poco a poco
sovra l’anima mia piover parea.
E con ragion, s’io dal mio cor traea,
mille caldi sospir languido e fioco,
succeder finalmente un dì devea
a vento di sospir pioggia di foco.
Certo, costei nel tuo bel regno, Amore,
scioglie, quasi cometa, il crine ardente,
per minacciar la morte a più d’un core;
o pur, per gareggiar col sol lucente,
tinge la chioma sua di quel colore,
di cui la tinge il sol ne l’oriente.
 
  giovan leone  |    

 
Occhi lucenti e belli,
com’esser può che in un medesimo istante
nascan da voi nove sì forme e tante?
Lieti, mesti, superbi, umili, alteri
Vi mostrate in un punto, onde di speme
E di timor m’empiete,
e tanti effetti dolci, acerbi e fieri
nel core arso per voi vengono insieme
ad ognor che volete.
Or, poi che voi mia vita e morte sète,
occhi felici, occhi beati e cari,
siate sempre sereni, allegri e chiari.
 
  veronica  |    

 
Che mi ami tu lo dici, ma con una voce
Più casta di quella d’una suora
Che per sé sola i dolci vespri canta,
quando la campana risuona –
Su, amami davvero!
Che mi ami tu lo dici, ma con un sorriso
Freddo come un’alba di penitenza
Suora crudele di San Cupido
Devota ai giorni d’astinenza –
Su, amami davvero!
Che mi ami tu lo dici, ma le tue labbra
Tinte di corallo insegnano meno gioia
Dei coralli del mare –
Mai che si imbroncino di baci –
Su, amami davvero!
Che mi ami tu lo dici, ma la tua mano
Non stringe mai chi teneramente la stringe;
E’ morta come quella d’una statua
Mentre la mia brucia di passione –
Su, amami davvero!
Su, incendiamoci di parole,
e bruciandomi sorridimi – stringimi
come fanno gli amanti – su, baciami,
e l’urna, poi, delle mie ceneri, seppelliscila nel tuo cuore –
 
  j. k.  |    

 
Una storia che ho vissuto solo con lei e solo con lei potevo vivere.
E’ stata una storia, delicata e parallela, che ha percorso la mia vita come
un angelo; si, ho capito come può essere un angelo, ho capito anche
come può essere un diavolo.
Una storia in cui per lei sono stato il protagonista, un fantasma amico,
un riferimento concreto e costante; non ha mai mancato di confermarmi
che ero il vero grande uomo della sua vita; si! Lei, che girava per il
mondo incontrando chi voleva e chi aveva; lei, che ha capito i mie valori
e ha cercato i miei significati, che ha giocato con i miei difetti, che ha
creduto in me fino alla fine, senza dubbi e senza bisogno di conferme;
lei, che mi faceva sentire importante e ammirabile, lei, che…
 
  jhon  |    

 
Tutto è nato come un gioco, preso con superficialità e distacco... era
solo sesso e nulla più, un incontro di corpi che cercavano solo piacere,
un’anima delusa dall’amore che voleva solo giocare e nulla più, ma
poi tutto è cambiato, quell’anima è tornata ad essere la romantica di
sempre ed ha cominciato ad amare di nuovo, dimenticando il male
che le era stato fatto. Ha amato con tutta se stessa quell’uomo che
era di un’altra e che non sarebbe mai stato suo... e così, l’anima, di
nuovo sofferente ha abbandonato il suo amore impossibile, che vole-
va solo giocare con lei. I giorni passano e l’anima si strugge d’amore
e non resiste, torna da lui, rivive la passione andata e mai dimen-
ticata... bacia, abbraccia, accarezza il suo amore impossibile... finché
un giorno quell’uomo che lei credeva irraggiungibile, diventa vicino,
forse troppo vicino... così vicino da poterlo persino vedere alla luce
del giorno, senza più essere un vampiro. L’amore impossibile ora è
sbocciato come un fiore in primavera, l’uomo aveva scelto... e la sua
scelta è caduta su quell’anima fragile che tanto lo ama... Lui ha scel-
to... Ma quanti dubbi quante paure… Sicuramente, si dice l’anima, ci
saranno momenti difficile, scogli difficili da raggiungere, ma lei per
il suo amore, una volta impossibile ma ora reale, sarà sempre pronta a lottare.
 
  dori  |    

 
Le care mani che furono mie,
così belle, così piccole,
dopo tutti i mortali equivoci
e le pagane idolatrie,
dopo le rade e dopo le sponde
e i paesi e le province,
regali più che all’era dei principi,
le care mani m’aprono i sogni.
Mani in sogno, mani sull’anima,
so io cosa vi siete degnate,
fra tante voci scellerate,
di dire all’anima che si disfà?
Mente la mia visione casta
d’affinità spirituale,
d’affezione intima e vasta,
di materna complicità?
Rimorsi cari, dolore buono,
sogni santi, mani consacrate,
o mani, mani venerate
fate il gesto del perdono!
 
  paul v.  |    

 
[…] Lilith era sempre sola nelle sue tempeste, nelle sue furie, nei suoi
sconvolgimenti emotivi, ai quali lui non partecipava.
Probabilmente questi sfoghi simboleggiavano la tensione che non si
scaricava tra loro sessualmente. Il marito rifiutava le sue sfide violen-
te, le sue ostilità primitive. Si rifiutava di scendere con lei in questa
arena emotiva e di accontentare il suo bisogno di gelosia, di paure, di
battaglie. Forse, se avesse accettato le sue sfide e si fosse prestato di
più ai suoi giochi, la moglie avrebbe sentito la sua presenza con un
maggior impatto fisico. Ma il marito di Lilith non conosceva nessuno
degli stimolanti che certe nature selvagge richiedono, e così, invece
di assecondarli, non appena la vedeva con i capelli elettrici, il viso
più vivace, gli occhi come fulmini, il corpo inquieto e scattante come
quello di un cavallo da corsa, si ritirava dietro una parte di compren-
sione oggettiva, a una gentile accettazione ironica di lei, come uno che
guarda un animale allo zoo e sorride dei suoi giochi, ma non riesce
a condividerne l’umore. E questo lasciava Lilith in uno stato di isola-
mento, davvero come un animale selvaggio in un deserto.
Quando infuriava e quando le si alzava la temperatura, il marito era
irreperibile. Era come un cielo mite che guardava in giù verso lei,
in attesa che il temporale si placasse. Se anche lui, come un anima-
le egualmente primitivo, fosse apparso all’altra estremità di questo
deserto, affrontandola con la stessa tensione elettrica di capelli, oc-
chi, pelle e fosse apparso con lo stesso corpo da jungla, muovendosi
pesantemente, aspettando solo un pretesto per balzare, abbracciare
con furia, sentire il calore del suo avversario, allora avrebbero potu-
to rotolarsi insieme, e i morsi sarebbero diventati d’altro genere, e lo
scontro avrebbe potuto trasformarsi in un abbraccio, e gli strattoni ai
capelli avrebbero potuto avvicinare le bocche, i denti, le lingue […]
 
  anais  |    

 
Grazie, grazie di cuore per la vs. professionalità che, abbinata all’umanità, non fa sentire questi "malati" dei numeri, ma persone con tanta, tanta sensibilità dove, sia loro che i familiari, sanno che ci sono persone su cui possono contare.
 
  Grazie a...   |    

 
C’è chi mi vuole bene e chi mi odia. C’è chi mi apprezza e chi mi detesta. C’è chi lo fa in silenzio e chi fa tanto rumore pur di farmelo sapere. Per fortuna però c’è chi conta e chi no. Per questo vivo benissimo lo stesso.
 
  isabel  |    

 
...sollievo! Ma ti ho risposto :)
 
  che...  |    



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