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Online users : 2 // 16/12/2018

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grotte infuocate -- Scritta da -- cristiano comelli

Del cavernoso concavo mi è l’esplorar grato
e  rattenendo vo
tra labbra di intonse cavità ‘l fiato
ch’il respir mai si comprima, s’adagi eburneo il guardo
e a baciar le fenditure si fletta innamorato.
Cred’ i’ che niun uomo ostentar possa indifferenza
al multiforme svelarsi della petrosa consistenza
della freddura frusta l’alma ‘l suono
ma del cor avvertesi il calore
del profondo cosmo e del suo vestir migliore.
Tempo verrà ch’i da te mi ritragga
spelonca inafferrabil e divina
ma ‘l penser mio mai da te t’en prego sfugga
di quella roccia tua salda e adamantina.
Ch’il terren peregrinare maggior reca la soavità
se anco di sotterranea seduzione
costante e amorevol brillerà.

 
 

aeroplano -- Scritta da -- cristiano comelli

Frecce  robuste di agognato onirico
alla lavagna la dolce sfida indirizzano
d’un cielo ora tremebondo di pioggia
or di sole fieramente ubriaco.
Mille nomi e forme assume
il comporsi del festante,
ristorante viaggio,
che su pianure di luminescente esotico
o su arcane mete di urlante storia
ad adagiarsi andrà.
Corrono fantasmi di persone e bagagli
alla bocca tentatrice di un  check in
per un’esistenza
addestrata a inventarsi a volo,
azzanna il fedele metal detector
l’incustodibile dell’incauto custodire.
In sposa la pista si rivela
a guisa di dea di zucchero 
impaziente ieri come oggi
di farsi grembo e chiesa
delle mille preghiere del librarsi
che d’evadere e di districarsi  consente 
dalle tagliole di un rovente quotidiano.
Soavi prigioni di corporeità
di traiettorie vacanziere madide
sono queste processioni di cinture allacciate.
Le ali si riscorgon, come sempre, matite
e di impronte serenate
le nuvole complici vergano,
elisir supremo per domare il timor dell’altitudine
è il sorriso iridescente dell’hostess, 
la cui età il solo cielo conosce
e geloso serba.
L’atterraggio le sue labbra
attempate eppur fiere offre
e una magia d’aria
le sue mani appagata tende
a una nascente magia di terra.   


 
 
     


fin dalle più remote scaturigini -- Scritta da -- cristiano comelli

Fin nelle più remote scaturigini di te in cerca procedo
ove il respir tuo più rarefatto e bambin vedo,
a scorger il prisco spirto oggi qual ier anelante
a coglier del dio Cronos lo sciabordar eccitante.
In te parole regnan che mai dissi né ho scorto
a esse abbeverommi ogn’istante ch’io mi senta come morto
cercarti è essenza di tenue ma fiera preghiera
che man d’avorio mi mena verso le ascose labbra della sera.
Or sei l’albero ch’il fusto suo di saldezza mi dona
in guisa di tener ascolto e di colei ch’ogne mio limite perdona
o velocipede ch’ al mio correr balsamo dà vitale
perch’i’ pedalar possa lontan da tutto il  letal male.
Di te ‘l sovrano passo avverto come fosser mille
e scrosci di poesia che mi inondan come scintille
e nondimen melodie di mozartiana maestria
che a note s’adagian di forma, componendo la mia via.
Resta, ondeggiar soave di carezze di stelle
che tutte al banchetto dei miei dì siedon come sorelle
e il peregrinar mai avrà estraneo il suo ancestral sapore
che del compiersi suo diffonde il multiforme bagliore.

   

L'amicizia -- Scritta da -- Michele

Michele Impagnatiello

                L’AMICIZIA

L’amicizia  ha la stessa radice, dell’amore per questo che raccoglie ogni più piccola emozione, dalla quale sboccia l’amore tra un uomo ed una donna.

L’amicizia è come quel fiore che nasce
nell’arida terra, ma grazie alla sua forza fiorisce e cresce intensamente.

L’amicizia è quel sentimento immaginato quando un cuore ama, ed è per questo che si materializza quanto un uomo ed una donna si coccolano con passione.

L’amicizia e quel sentimento che ti porta dove il cuore va, per abbracciare l’amore che non abbia solo un fine, ma l’inizio di una storia importante.


farfalleggiano sovrani -- Scritta da -- cristiano comelli

Farfalleggiano sovrani
di fonetiche divagazioni.
gl’ingovernabili fruscii
Sfila l’effimera astrazione
estasi di inviolabile dama
poi che parole figlie e madri
non s’addensino su pelle di foglio vergine
a guisa di fortunale vigliacco.
A disegno intrecciandosi vanno
le effigi di filosofie improbabili
e il gradiente torrido possiedono
di infida illusione;
circo infuocato di incertezze
è il dilaniarsi dell’uomo che più non ama
né di poter amare avverte.
Fiume sedotto da lingue di argini
fragili e tremebondi
È questo intarsio di esistere
vanamente gracidante
sol restano carcasse
di speranze rattrappite
imprigionate tra simulacri di labbra tagliate.   
 

seduzioni termali -- Scritta da -- cristiano comelli

All’idrico calor o a frescura givan ier e van tuttora
pel amor di terapia o sorso gustar di poesia
l’antiquo fontanil che caro fu a’ Romani
sempiterno va a sedur corpi e spirti umani.
L’acquea ebbrezza mille nomi reca
Lamezia oppur Montecatini
scorger la puoi nell’empito suo quasi divino
anche quasi tra’ monti, ove il loco è di San Pellegrino.
Di vapor nutresi oppur da umili bicchieri
e l’’ossa consolazione non men ch’i pensieri
di quiete tepor, fiera daga contr’ogni ansietà
in siti sorgon le stazioni di ancestral regalità.
E sacra è così del ritemprarsi la gaiezza 
che da sospension dall’urban mondo deriva
per poi ritorno farvi in rinnovellata bellezza
ebbra della strenna natural sorgiva.

Vorrei -- Scritta da -- Micherle

Michele Impagnatiello           

          VORREI

Vorrei ascoltare, dall’alba al tramonto,
sotto il chiarore della luna, la tua voce.

Vorrei che ogni istante rubato a te fosse  come una dolce melodia che allieta il cuore. Vorrei sentire  il fuoco della passione, come il sole che scotta all’equatore.

Vorrei posare le mie labbra, sulle tue,
per sentire i battiti del tuo cuore, confondersi con i miei respiri.

Vorrei  donarti il mio amore fatto di
semplicità, e percorrere con te il viale della felicità, fino all’eternità.


Sonetto XVII -- Scritta da -- Th3_GlAdiaTor

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
Pablo Neruda, “Sonetto XVII”

il morso della stanchezza -- Scritta da -- cristiano comelli

Lisciarsi un ormai estinto pensiero
del disconoscersi è ormai orfica missione
tra tremanti strenne di sensazioni mai aperte
di speme di cui asfittico son i’ custode.
Di impallidita estetica l’inestirpabil dardo
è quest’insensato svolazzare
di un poetare che l’ali ha rattrappite. 

santuario -- Scritta da -- cristiano comelli

Elevasi dell’ancestral orazion la flebil voce
e a carezza or di gaudio or di lacrima s’avvince
all’umil rivelarsi della lignea croce
ove a troneggiar giace colui ch’ogne mal vince.
Certo di quanto nel cor ha reale dimora
sol quel Cristo v’è,
che del tremebondo uomo la man afferra 
in guisa di metatemporal aurora.
E aggirasi in estasi tra abbracci di navate l’alma
tra i quai morbidi affreschi regnan rifulgenti
ma anco polittici, mosaici e icone
che  d’arte e religion serban i sentimenti.
E così librasi fuor del perimetro di Cronos ordinario
dei dì lo scandirsi in cotesto santuario
ove il luminescente sguardo della Vergine Maria
fier e complice traccia all’uman destin la via.   
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